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2021, JAZZ, Musica, Notizie

THE MODERN JAZZ QUARTET –  “FONTESSA”  1956

Ci delizia sempre riascoltare questo disco in cui il MJQ, capitanato dal superbo pianista
John Lewis e dal cristallino vibrafonista Milt Jackson, sembra inconsapevolmente manifestare un  
Ingiustificato “inferiority complex” nei confronti della cultura musicale classica europea.
Strano e purtuttavia felice prodotto della musica jazz americana,
questo gruppo ha sempre suscitato grandi polemiche tra i critici e tra i jazzisti di colore,
soprattutto quelli più intransigenti nella rivendicazione della “negritudine” del jazz,
che accusavano il MJQ di “ziotomismo” a causa di una sua malinterpretata “sudditanza” nei confronti della musica e,
in generale, della cultura bianca europea.
In effetti, Il modo di presentarsi in concerto dei quattro musicisti, vestiti in modo rigorosamente formale
(abito scuro con camicia bianca e cravatta tanto per intenderci, outfit completato da barbette a punta e scarpe di vernice),
sembrava palesemente in controtendenza, se non addirittura in polemica,
rispetto ai dettami della irridente ed iconoclastica cultura bebop e più in generale di quelli del movimento di protesta nero.
I titoli poi delle loro composizioni,”Versailles”, “Vendôme”, “Concorde”… tanto per citarne alcuni,
rimandavano percettibilmente alla nostalgia di una cultura “ancien régime” europea
che mal si accostava a quella “liberal” e libertataria del jazz…
Nel disco che vi proponiamo c’è addirittura una suite, “Fontessa”, in cui il gruppo rende un commosso
omaggio alla commedia dell’arte italiana descrivendone in musica
alcuni dei più amati personaggi quali Arlecchino, Colombina e Pierrot…
Naturalmente, e dopo che avrete ascoltato il disco ve ne renderete conto, queste sono tutte elucubrazioni
accademiche alla fin fine sterili (la musica è una cosa troppo intelligente per prestarsi ad interpretazioni sociologiche)
in quanto la musica proposta dal quartetto scorre con una fluidità, una eleganza ed uno swing
che inequivocabilmente la iscrive di diritto nell’olimpo della musica jazz… un jazz cameristico
e a volte molto “in surplace”,  vero, ma non per questo meno valido ed efficace
di quel jazz urlato e declamatorio tanto caro ai critici “engagèes”.
Buon
ascolto!

L.C.



Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:



https://open.spotify.com/album/4ceTTa0JKnKsppT43oe8dc?si=iFfIMSd3QQy_MsKU2IJPcg


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