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2021, Musica, Notizie

“LA STRADA INVISIBILE” –  2014

Ci siamo innamorati di questo disco, ascoltando casualmente, in una antologia
 di jazz italiano proposta da Spotify,  il brano “L’amour en fuite”… magnifica invenzione le antologie!
Conoscevamo naturalmente RITA MARCOTULLI, valorosa esponente del piano jazz
italiano, nota, oltre che per le sue performance con i migliori musicisti italici, per
le sue molteplici collaborazioni con artisti internazionali (Chet Baker, Joe Lovano,
Dewey Redman, Pat Metheny ecc.). Ci era invece del tutto sconosciuto il fisarmonicista
LUCIANO BIONDINI che scopriamo essere uno dei migliori specialisti in Italia del
suo strumento, di scuola classica ma dotato di fantasia, drammaticità e passione
ammirevoli nelle sue ispirate e bellissime improvvisazioni jazzistiche.
Da queste due personalità è scaturita una magnetica complicità che ha dato adito
al perfezionamento di quest’opera in cui il duo pianoforte/fisarmonica riesce
a suscitare una attenzione ed un interesse continuo nell’ascoltatore, fugando
qualsivoglia caduta di tensione che può presentarsi facilmente con un organico
così ristretto. Molte volte abbiamo ascoltato jazzisti anche famosi esibirsi in duo
senza però trovare un efficace interply, a volte anzi evitandosi e sfuggendosi
vicendevolmente, rincorrendo o imponendo ognuno la propria personalità stilistica.
Questo non è accaduto in questa bella incisione, il mélange tra i due è pressoché
perfetto, la scelta dei brani è accurata. Notevole, oltre al già citato “L’amour en fuite”,
la commossa riproposizione della canzone di Domenico Modugno “Cosa sono le
nuvole”, così come sono trascinanti “Aritmia” e “Choroso”…
Un disco tutto da godere insomma ed in cui scoprire la “strada invisibile” che ha
unito questi due magnifici musicisti. Buon ascolto e buona scoperta!

L.C.


Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:


https://open.spotify.com/album/5JEW0isqD0vYpZ0CqGxmhD?si=pIxNnYqaTNm-7OqozWMHVQ&dl_branch=1

e per l’acquisto del CD su Amazon Music :
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2021, JAZZ, Musica, Notizie

MILES DAVIS “KIND OF BLUE” 1959

A pochi giorni dal trentennale della scomparsa MILES DAVIS (1926-1991), uno dei
più grandi, se non il più grande, protagonisti della storia della musica afro-americana,
sentiamo il dovere di dedicare a lui la puntata di ottobre
della nostra rubrica mensile dedicata alle opere “classiche” della musica jazz.
Fiumi di parole, di esegesi critiche, di interpretazioni musicologiche sono state spese
negli anni per descrivere “Kind of Blue“, autentico capolavoro del jazz, e ad esse rimandiamo
i nostri lettori se interessati ad una sua disamina puramente tecnico-didascalica.
Essendo infatti noi degli appassionati e non dei critici professionisti, ci limiteremo ad
un approccio di natura emozionale, enumerandovi pochi, ma a nostro giudizio significativi,
motivi per cui è indispensabile che “Kind of Blue” occupi
un posto d’onore in una completa raccolta di incisioni di musica jazz.
Diremo innanzitutto che Miles Davis è stato un caposcuola nello sviluppo della musica
afro-americana, e in quanto tale è stato anche artefice, diretto o indiretto, dei molti
cambiamenti espressivi che nel corso dei decenni essa ha subìto: partito dal bebop
nel quintetto di Charlie Parker, Davis ha poi “raffreddato” il jazz proponendo, tramite il suo
epocale nonetto di “Birth of the Cool” (di cui certamente riparleremo in futuro), una
musica più strutturata e meditata, spesso arrangiata con stilemi quasi classici:  il “cool
jazz” (inappropriatamente e infelicemente tradotto come “jazz freddo”). Dopodichè Miles
si riappropria di una lettura più sanguigna del jazz proponendosi come alfiere dell’ “hard-bop”
svolta che lo farà approdare successivamente al “jazz modale”, di cui “Kind of Blue” è
la testimonianza più rappresentativa. Successivamente Davis darà un altro scossone
al jazz inventando il “jazz elettrico”, indicando la direzione agli altri musicisti col suo
fondamentale “Bitches Brew” (1969)  fino ad arrivare, dopo un periodo di crisi e di
tentennamenti espressivi, a proporre musiche più adese alle tendenze contemporanee che
in ogni caso hanno lasciato un’ influenza significativa nei musicisti più avanzati
(ascoltare “Tutu” e “Do-bop” per capacitarsene).
“Kind of Blue” è un disco che può anche non piacere ad un primo e superficiale ascolto:
a parte quelli con dei riff facilmente (e piacevolmente) assimilabili (“So What” e “All Blues”),
i brani sono sfuggenti, a volte enigmatici e vagamente catatonici (“Blue in Green”), la
estrema modalità delle loro armonie li rende ostici ad un orecchio distratto e impreparato,
l’ascoltatore è più sensibile alle impennate solistiche dei sei magnifici musicisti che
al quasi inavvertibile dipanarsi del tessuto armonico… ma qui è la grandezza della musica
di questo disco, musica che sembra generarsi dal nulla e nel nulla scomparire, dopo aver
provocato un’emozione indelebile che si comincia a provare compiutamente
dopo averla ascoltatata più e più volte, lasciando il desiderio di ascoltarla
ancora per carpirne i più profondi segreti.
Si è detto dei musicisti, sei tra i più grandi maestri del jazz degli anni cinquanta e sessanta
(sette se si conta anche la estemporanea presenza al piano di WYNTON KELLY in un
brano del disco): oltre a Davis, naturalmente alla tromba, una sezione sax ineguagliata in
tutta la storia del jazz (e non è solo una nostra opinione) costituita da JULIAN “CANNONBALL”
ADDERLEY all’alto, JOHN COLTRANE al tenore… c’è bisogno di dire altro?!  Al piano, oltre al
già citato Kelly, BILL EVANS (scusate se è poco…), al contrabbasso PAUL CHAMBERS, JIMMY COBB alla
batteria. Un gruppo di “all stars” potremmo dire, ma in realtà la grandezza di questa incisione
risiede nell’ interplay sopravvenuto tra i musicisti più che dalla somma dei loro valori,
interplay che ha quasi del miracoloso considerato il fatto che il leader, Davis,
aveva dato pochissime indicazioni sulla musica da suonare…
poche segnalazioni armoniche e ancor meno tracce melodiche, tutto si svolse,
e la cosa è testimoniata dai tecnici e dai produttori che assistettero alle registrazioni, in
una atmosfera sospesa, astratta, quasi mistica, a luci spente in modo che i musicisti
potessero concentrarsi esclusivamente sulla musica…

Provate anche voi ad ascoltare al buio questo disco meraviglioso… sarà una esperienza
sorprendentemente inaspettata… e se non lo sarà, ascoltatelo ancora, e ancora, e ancora…
vedrete che non vi verrà voglia di riaccendere la luce…

L.C.





https://open.spotify.com/album/1weenld61qoidwYuZ1GESA?si=xaBFl2lzTMustREIM3c3tg&dl_branch=1
e per l’acquisto del CD su Amazon Music :
https://www.amazon.it/Kind-Blue-180gm-Miles-Davis/dp/B00FMRWAD6/ref=asc_df_B00FMRWAD6/?tag=googshopit-21&linkCode=df0&hvadid=90701393940&hvpos=&hvnetw=g&hvrand=6607815970195055708&hvpone=&hvptwo=&hvqmt=&hvdev=c&hvdvcmdl=&hvlocint=&hvlocphy=2380&hvtargid=pla-140933543595&psc=1



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2021, JAZZ, Musica, Notizie

MULGREW MILLER “LIVE AT YOSHY’S – Vol.1&2”

Fin dalle prime note uscite dal suo pianoforte si intuisce chi sia il nume
tutelare di questo magnifico pianista nato nel Mississipi nel 1955 (e purtroppo
precocemente deceduto nel 2013), vale a dire il grande Oscar Peterson,
da cui, ma non solo da lui, Miller attinge non solo per la rutilante espressività
e la strabiliante tecnica, ma soprattutto per la grande voglia di comunicare
e di coinvolgere l’ascoltatore.
Formatosi come pianista nell’universo delle chiese nere del Mississipi da cui
mutuò il suo grande senso del blues, Miller fu folgorato dalla conoscenza del
pianismo di Oscar Peterson, come detto prima, e in seguito dalle intuizioni
armoniche di McCoy Tyner, altro portabandiera del pianoforte jazz dagli anni ’60 in poi.
Dopo una intensa attività come side-man nei più svariati gruppi jazz, Miller
raggiunse una meritata notorietà dopo essersi inizialmente seduto al piano  della
orchestra di Duke Ellington (wow!!) quindi, nei primi anni ’80, a quello dei leggendari
“Jazz Messenger” di Art Blakey, prima di mettersi in proprio con suoi gruppi.
Fatti questi nomi, c’è forse bisogno di dire altro per invogliarvi all’ascolto di questa
ottima incisione live del trio di questo magnifico musicista? Direi proprio di no,
quindi… buon ascolto!!

L.C.


Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:




https://open.spotify.com/album/0bMiUmIsjaxmObQdUgggO8?si=JryC5LT-Q_mltbt-erm0Yg&dl_branch=1
https://open.spotify.com/album/4RZ0mkwYUJL4vuqtMbfIAS?si=1szghEFZRlWNIq5Cx04xlw&dl_branch=1


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Vol1
Vol2

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2021, Concerti, JAZZ, Musica, Notizie

“THE GOLDEN AGE” TORINO JAZZ ORCHESTRA 2021

Questa orchestra potrebbe rappresentare il felice retaggio della scuola jazzistica
piemontese che ha annoverato, ed annovera tuttora, i più bei nomi della tradizione
dello swing italico. Fondata e diretta dal compianto Gianni Basso, autentica leggenda
del saxofono jazz italiano, per vent’anni come “Gianni Basso Big Band“, la Torino Jazz Orchestra
perpetua fedelmente lo stile e le intenzioni del suo cretore.
Diretta dal maestro Fulvio Albano e supportata dagli arrangiamenti di Dusko Gojkovic
(altro jazzista di illustre fama) e di Franco Piana, in questa incisione l’orchestra
rende omaggio ad un grande della musica italiana contemporanea, ARMANDO TROVAJOLI,
proponendo alcuni arrangiamenti delle sue più sontuose composizioni
per colonne sonore di film e di musical.
Ecco quindi l’evocativo “Angola Adeus”(Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico
misteriosamente scomparso in Africa), il romantico “Roma nun fà la stupida stasera”,
il contrappuntistico “7 Uomini d’Oro”, il brasileiro “El negro zumbon” e altri bellissimi
brani gagliardamente riproposti in salsa swing con un gusto ed una musicalità che
sicuramente il maestro Trovajoli avrebbe molto apprezzato.
Come sicuramente avrebbe apprezzato gli interventi solistici di un’ altra colonna del
jazz italiano, il trombonista DINO PIANA, di cui già abbiamo detto in una delle nostre
precedenti segnalazioni ( “Al gir dal bughi”).
Ci auguriamo che il disco venga apprezzato anche dai nostri lettori, da cui attendiamo
sempre un gradito riscontro: info@papermoonjazz.it
Buona big band!

L.C.





Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:



https://open.spotify.com/album/7oKfQC2wl70HBUb8qo4wDX?si=uSI5Gr3ATI6eNh4ab0GDqA&dl_branch=1
e per l’acquisto del CD su Amazon Music :
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2021, JAZZ, Musica

SONNY ROLLINS “SAXOPHONE COLOSSUS” 1956

“Giù il cappello!” verrebbe da dire davanti al nome di un vero gigante, di un autentico “colosso”
nella storia della musica jazz: Theodor Walter “Sonny” Rollins, tenorsassofonista, classe 1930.
Rollins ha iniziato la sua carriera nei tardi anni ’40 nel combo di Miles Davis e si ė esibito in
pubblico fino a pochissimi anni fa, ritirandosi definitivamente dalle scene dopo avere attraversato
con la musica del suo sax ben oltre sei decenni. Oggi Sonny ha 91 anni, è un bel vecchio, ha una
chioma e una barba bianchissime e un volto che esprime quieta saggezza… ma a noi piace
ricordarlo nel pieno della sua prestanza fisica e artistica quando, nel 1956 incise questa
autentica pietra miliare della musica jazz, “Saxophone Colossus”, suo capolavoro in assoluto.
La creatività nell’improvvisazione, la padronanza assoluta dello strumento, la nonchalance con
cui il nostro affronta brani a ritmi vertiginosi (“Strode Rode” ne è un esempio), la componente
giocosa ed esotica (“St.Thomas”, un calypso delizioso e trascinante), la rilettura molto
personale di  standards sempiterni ( “Moritat”, “You don’t Know What Love is”), la
stupefacente inventiva con cui Rollins tiene vivo un blues per ben 11 minuti (“Blue 7”) rendono
questa incisione un autentico “must” per chi desideri avere un minimo di discografia jazz.
Riparleremo comunque di questo grandissimo artista, dopotutto non si possono sintetizzare
sei decenni di musica in un solo disco, per quanto emblematico sia…ma per il momento
lasciatevi affascinare da questo!

L.C.

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Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:


https://open.spotify.com/album/0yodD8uAkAT5UmrlF2xy97?si=5YDzOigJSVeCuWE6Xx4dAw&dl_branch=1

e per l’acquisto del CD su Amazon Music :
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2021, Concerti, Eventi, JAZZ, Musica, Notizie

Altro meritato successo del JAZZin SEREGNO FESTIVAL 2021 – SEREgno D’ESTATE
quello registrato la scorsa domenica 12 Settembre, con il concerto conclusivo della rassegna, in cui un numeroso
pubblico ha tributato un caloroso apprezzamento al pianista MASSIMO COLOMBO.
Nel programma eseguito erano presenti alcune composizioni di Ettore Pozzoli , a cui è intitolato l’imminente 
 Concorso Pianistico Internazionale, evento di risonanza mondiale da lui voluto e a lui dedicato dalla Fondazione
nata dal suo lascito alla Città di Seregno.
Con la maestria e la compostezza tipica di un pianista dalle solide basi classiche, che alterna l’attività artistica a quella didattica 
ai massimi livelli, Colombo ha saputo creare atmosfere melodiche e ritmiche emozionanti, eseguendo pezzi da lui composti  
(tra cui un brano dedicato a Coco Chanel)  e privilegiando autori quali Charlie Parker o Bud Powell con
incursioni nel “West Side Story” di Bernstein (“Somewhere”) e un accorato omaggio 
a Ennio Morricone con il brano “Nuovo Cinema Paradiso”.

Cogliamo l’occasione per ringraziare, oltre gli sponsor,

il Comune di Seregno co-produttore della manifestazione,
l’Ufficio Cultura  che si è dedicato,oltre alle esigenze strutturali e logistiche,
 anche alla gestione del pubblico, attività non facile in questo periodo di pandemia. 

Un particolare ringraziamento va anche a Giancarlo Manzotti
e all’associazione che presiede, i Volontari dei Vigili del Fuoco di Seregno, che
ha garantito la sicurezza degli eventi.

Infine un sentito ringraziamento all’assessore alla cultura Federica Perelli che ha promosso
con entusiasmo la manifestazione e al sindaco Alberto Rossi.

Che altro dire ….   Arrivederci  alla prossima edizione!


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2021, JAZZ, Musica, Notizie

MASSIMO COLOMBO “CELEBRATING JOHN WILLIAMS” 2017

Scusateci se insistiamo con lui, ma il fatto di avere come ospite un pianista della
levatura di Massimo Colombo al prossimo appuntamento del JAZZin Seregno
Festival (Domenica 12/9 ore 21) ci impone di dare una ulteriore testimonianza
della sua arte segnalandovi questo magnifico disco di piano solo in cui
Colombo rende omaggio a John Williams, compositore di celeberrime musiche da film.
Disco tutto da godere, una saporita cavalcata tra le colonne sonore dei film che
più abbiamo apprezzato negli ultimi trent’anni… “Guerre Stellari”, “Indiana Jones”,
“Jurassic Park”, “E.T.” e via dicendo… un vero “tranche de gateau”!
Naturalmente amiamo questo disco non perchè propone musiche palatabili o “facili”
all’ascolto bensì per la maestria con cui Colombo sa distaccarsi dai temi proponendone
letture parallele tramite la sua inesauribile e immaginifica verve improvvisativa.
Quando poi il “tocco” è quello di uno strumentista classico (non dimentichiamo che Colombo
è insegnante di piano e composizione jazz presso il Conservatorio di Como…)
grande sarà la soddisfazione all’ascolto anche per le orecchie più “educate”…
A questo proposito vi invitiamo ad ascoltare su Spotify anche le tante interpretazioni
di musica classica di Colombo… anche se quelle che noi preferiamo sono
quelle in cui il nostro esprime le sue grandi capacità improvvisative jazzistiche…
Buon ascolto e buoni film!!

L.C.




Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:



https://open.spotify.com/album/0ZvAyGfipoLJRFBloVog7q?si=8ixRvcm2Q7mnaWL8LvOiXA&dl_branch=1
e per gli mp3 su Amazon Music :
https://www.amazon.com/gp/product/B07RWL4N4L/ref=dm_ws_sp_ps_dp

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2021, JAZZ, Musica, Notizie

MASSIMO COLOMBO “ACOUSTIC WEATHER (THE MUSIC OF WEATHER REPORT)” 2019

Cogliamo l’occasione del prossimo concerto in solitaria a Seregno
(il 12/9, a chiusura dell’edizione 2021del JAZZin Seregno Festival) del pianista MASSIMO COLOMBO per
segnalarvi questa sua bella incisione del 2019, fatta con il supporto di Maurizio Quintavalle al
contrabbasso e di Enzo Zirilli alla batteria, improntata ad una rivisitazione acustica
della musica di uno dei più rappresentativi esponenti dell’ electric-jazz degli anni ’70/80,
il Weather Report di Joe Zawinul.
Massimo Colombo lo avevamo già incontrato presentandovi molti mesi fa la sua incisione
dedicata a Bud Powell (“Powell to the People”), grande rappresentante del be-bop fiorito
nel secondo dopoguerra, ora lo ritroviamo a rivisitare un genere, letteralmente inventato
dal visionario Miles Davis alla fine degli anni Sessanta e ulteriormente codificato da molti
gruppi degli anni Settanta, il jazz elettrico, tra cui primeggiarono per l’appunto i Weather Report.
Per chi conosce la musica dei W.R. potrebbe essere una gradita sorpresa questa riproposizione
“acustica” di cavalli di battaglia quali “Black Market” (la sigla di RadioPopolareNetwork…)
o “A Remark You Made”, mentre per chi non li avesse mai conosciuti
(ci auguriamo siano pochi..) potrebbe essere uno stimolo a scoprirli, anche se
l’ascolto di questo bel disco di Colombo potrebbe già soddisfarli.
Non mi dilungo sulla qualità pianistica di Colombo
(oltre che jazzista è anche insegnante al Conservatorio di Como)
di cui potrete capacitarvi assistendo al concerto di domenica 12/9 ore 21,
 nello spazio antistante l’Auditorium di P.zza Risorgimento a Seregno.
Non dimenticate di prenotarvi inviando email a eventi@seregno.info
Buon ascolto e… buon concerto se verrete!

L.C.





Qui sotto i link Spotify per l’ascolto:


https://open.spotify.com/album/7ICGcI7KWQCUgz0z4srcz0?si=cANs6IBrQz2IzwrZ3qTLNQ&dl_branch=1

e per gli mp3 su Amazon Music :
https://www.amazon.it/Acoustic-Weather-Music-Report/dp/B07R16XNN3



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2021, Eventi, JAZZ, Musica

MARCO BETTI TRIO – “RUMBLE IN THE JUNGLE”   2021

Tanto tuonò che piovve dice il proverbio e così, dopo tanti annunci eccolo, nuovo
e fiammante, il primo cd del trio di Marco Betti che definirei, dopo averlo ascoltato
attentamente, un bellissimo esempio di come deve (o dovrebbe) essere un “concept
album” in omaggio a un grande musicista, in questo caso Duke Elligton: rispettoso,
intelligente e soprattutto appassionato. E di passione ce ne deve essere veramente
tanta in questi tre “ragazzi del jazz”, lo si deduce assistendo ai loro concerti dove
l’aspetto formale (si presentano amabilmente in giacca e cravatta) non è secondario
a quello sostanziale (sono musicisti ferratissimi) e dove è palpabilissima l’empatia
che sanno generare col pubblico: credo che Duke ne sarebbe stato entusiasta!
Il fraseggio e la sensibilità di Francesco Palmisano non ha fatto rimpiangere (ed è
tutto dire!) il valore del suo predecessore al pianoforte Davide Cabiddu il quale
peraltro siede alla tastiera in cinque dei sette brani in trio del cd.
Fondamentale il sostegno del contrabbasso di Alessandro Germini, un vero talento
lo definirei, dopo averlo sentito interpretare in splendida solitudine, al JAZZin Seregno
Festival, una ispiratissima “Sophisticated Lady”.
Che dire di Marco Betti, leader e propulsore del gruppo con la sua batteria?
Parlandoci comunica un entusiasmo e una dedizione alla musica che non sempre
ho rilevato in egual misura nei tanti musicisti che ho avuto l’occasione di incontrare
in qualità di direttore artistico del Festival… quando poi siede alla batteria ha un cipiglio
ed una autorevolezza che non ci si aspetterebbero da un così giovane leader…
gli auguriamo grandi cose!
Inutile dire che il cd è bellissimo al punto che non saprei quale brano indicare come
“highlight”… direi apprezzabile la scelta di proporre un “Anatomy of a Murder”, brano
elligtoniano poco battuto dai jazzisti, così come il meraviglioso “New East St. Louis
Toodle-00″. Doveroso il sempreverde “Take the A Train” e originale l’arrangiamento
di “Caravan”… insomma, un disco tutto da ascoltare!
Un’ultima osservazione a riguardo della veste grafica del cd che ripropone (e anche
qui è un bellissimo omaggio) sia nell’immagine di copertina che nelle note di retro il
format della gloriosa casa discografica Blue Note che tanto ha fatto per la diffusione
della musica che tanto amiamo… non credo ci sia jazzista che nella sua collezione
discografica non abbia almeno un vinile Blue Note!
Quindi: felici “note blu” e soprattutto Buon Ellington!!

L.C.


Per ascoltarli dovete sentirli dal vivo e richiedere a loro direttamente i cd e il vinile
 presto in distribuzione presso i migliori negozi di dischi !


https://marcobettitrio.com/it/tour




 

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2021, JAZZ, Musica, Notizie

CHARLIE WATTS MEETS THE DANISH RADIO BIG BAND

Immalinconiti dalla notizia della scomparsa di Charlie Watts vi proponiamo l’ascolto
di questa incisione, effettuata nel 2010, in cui il leggendario batterista degli Stones
suona in un contesto a lui sempre caro, quello del jazz, esibendosi come drummer
nella meravigliosa orchestra jazz della radio danese… una bella responsabilità!
Ma Charlie Watts dimostra di sapere il fatto suo anche in questo frangente!
Se tra i nostri venticinque lettori vi fosse qualcuno interessato alla attività jazzistica
di Watts io ho a disposizione un cd (non lo trovate sulle piattaforme) “A Tribute to
Charlie Parker, with strings” del 1991, in cui il batterista suona con i più bei nomi del jazz
Inglese di quel periodo, a testimonianza dell’amore che il nostro coltivava per
la musica afro-americana. Chiedetemelo che ve lo presto!
info@papermoonjazz.it

L.C.




Qui sotto i link Spotify per l’ascolto del live recording del 2010:


https://open.spotify.com/album/3YjT41MKi2PFKvJzZ45jlk?si=OO5t0EJLQuK5xQAHlhWt-g&dl_branch=1
e per il CD su Amazon sempre del live del 2010:
https://www.amazon.it/Meets-Danish-Radio-Watts-Charli/dp/B01MSU9WMK/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=CHARLIE+WATTS+MEETS+THE+DANISH+RADIO+BIG+BAND&qid=1629902289&s=music&sr=1-1

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